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Il piano economico-finanziario che regge all’esame
Quando un’impresa chiede credito, la banca non si ferma al bilancio dell’anno scorso: vuole capire se la cassa dei prossimi anni basterà a rimborsare. Il piano economico-finanziario è il documento che lo dimostra. Ecco come costruirlo perché regga all’esame.
Che cosa guarda la banca
Dal 30 giugno 2021 gli Orientamenti dell’Autorità bancaria europea sulla concessione e il monitoraggio dei prestiti (EBA/GL/2020/06) chiedono alle banche di valutare la capacità di rimborso anche in prospettiva, non solo sui risultati passati. Per un’impresa contano tre cose:
- la storia: i bilanci degli ultimi esercizi e l’andamento dell’anno in corso;
- il comportamento: come l’impresa usa gli affidamenti, letto nella Centrale dei rischi della Banca d’Italia, che registra le esposizioni da € 30.000 in su;
- il futuro: un piano credibile che mostri da dove arriveranno i soldi per rimborsare.
Sui primi due punti, nel momento in cui chiedi il finanziamento, si può fare poco: i numeri sono quelli. Sul terzo si può fare molto.
Le cinque parti di un piano solido
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Il punto di partenza
Bilanci degli ultimi tre esercizi riclassificati, situazione contabile aggiornata e posizione in Centrale dei rischi. Il piano deve partire da numeri che la banca può ritrovare nei propri archivi.
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Le ipotesi, scritte e motivate
Ricavi per linea di prodotto, prezzi, costi, tempi di incasso e di pagamento. Ogni ipotesi ha una fonte: ordini e contratti in essere, dati storici, andamento del mercato.
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Tre prospetti collegati
Conto economico, stato patrimoniale e rendiconto finanziario previsionali, su tre-cinque anni, che tornano tra loro: se cresce il fatturato, crescono anche i crediti verso i clienti e il magazzino, e con loro il fabbisogno di cassa.
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Gli indicatori che la banca legge
Il DSCR, cioè quante volte la cassa prodotta copre le rate del debito; il rapporto tra posizione finanziaria netta e margine operativo lordo (PFN/EBITDA), che dice in quanti anni di margine si ripagherebbe il debito; il peso del patrimonio sul totale delle fonti.
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Gli scenari
Accanto allo scenario base, uno prudente: che cosa succede se i ricavi crescono meno o se i clienti pagano più tardi. Un piano che regge anche nello scenario prudente rassicura più di uno che promette troppo.
Un esempio
Una PMI manifatturiera chiede un finanziamento per un nuovo impianto. Un piano debole si limita a dire che con l’impianto i ricavi cresceranno. Un piano solido spiega quali clienti hanno già chiesto quei volumi e con quali ordini, quanto costa produrli, quando arriveranno gli incassi, e mostra che anche con ricavi più bassi del previsto la cassa copre le rate.
Il DSCR lo dice in un numero. Se in un anno l’impresa produce 120 di cassa disponibile e deve pagare 100 tra quota capitale e interessi, il DSCR è 1,2: la cassa copre il debito con un margine del 20%. Sotto 1, le rate si pagano solo con nuovo debito.
Gli errori che portano a un no
- Ricavi in crescita senza una spiegazione: la banca vede la curva, non la ragione.
- Un piano che non torna con il bilancio da cui parte.
- Solo il conto economico: l’utile non è cassa, e le rate si pagano con la cassa.
- Il nuovo debito che non trova posto nei flussi degli anni successivi.
- Un documento scritto per la banca e mai usato in azienda: si capisce al primo incontro.
Il piano serve anche a te
Lo stesso piano è uno strumento di gestione. Il Codice della crisi d’impresa (D.Lgs. 14/2019, art. 3) chiede agli assetti dell’impresa di verificare la sostenibilità dei debiti e le prospettive di continuità almeno per i dodici mesi successivi: un piano aggiornato e confrontato ogni trimestre con i numeri reali fa esattamente questo. E quando torni in banca, l’anno dopo, puoi mostrare di aver fatto quello che avevi scritto.
Nessun vento è favorevole senza una rotta, e nessuna rotta senza numeri.
Angelo Spano · Head of Financial & Management Advisory
Come possiamo aiutarti
Costruiamo il piano insieme a te, partendo dai numeri dell’impresa; lo verifichiamo con gli indicatori che usa la banca; ti aiutiamo a preparare un piano che regge all’esame. La scelta della banca, la richiesta e gli incontri restano all’impresa.
Un piano da presentare alla banca?
Raccontaci il progetto e mandaci gli ultimi bilanci: ti diciamo come imposteremmo il piano.